Il difficile ruolo della traduzione letteraria

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Tra i vari campi della traduzione la più antica è la traduzione letteraria.

La traduzione letteraria riguarda propriamente il genere della letteratura, dalla poesia alla prosa, dai romanzi alle rappresentazioni teatrali, dagli articoli letterari ai saggi, ai poemi e alle canzoni.

Si deduce facilmente quanto vasto e differenziato può essere il mondo della traduzione letteraria. Ciò che però accomuna e allo stesso tempo diversifica ogni opera letteraria è la mano del suo autore.

Un testo letterario è frutto infatti della fantasia, della personalità e, in definitiva, dello stile di chi lo ha scritto. Questo rende molto difficile il compito del traduttore, che non dovrà solo occuparsi di rendere un testo fruibile da una lingua all’altra lingua.

Il traduttore letterario dovrà infatti conoscere profondamente lo stile dell’autore per capire tutte le sue sfumature, ogni accezione del suo testo, il contesto di riferimento, la caratterizzazione dei suoi personaggi, la verità dei sentimenti e l’evoluzione della storia.

Non si occupa solo di parafrasare il testo, sarebbe davvero riduttivo pensarla così. Il traduttore deve entrare nella psicologia e nei pensieri dell’autore per capire veramente il suo stile e rendergli giustizia nel tradurre la sua opera in un’altra lingua.

È un compito molto arduo e per nulla facile, che richiede anni di studio ma soprattutto di esperienza.

Un altro elemento che il traduttore letterario deve riuscire a mantenere pressoché intatto è la bellezza del testo. 

Per bellezza del testo s’intendono tutti i costrutti sintattici studiati nella lingua originale, i livelli di narrazione, lo stile del testo, la grammatica e la fonetica. È la forma “esteriore”, quella che trasmette il significato del testo.

Non è un lavoro sempre facile, anzi, può diventare una vera e propria incombenza se la traduzione viene effettuata in lingue appartenenti a culture molto differenti tra loro.

Prendiamo ad esempio un classico dei nostri tempi, le avventure del Montalbano di Andrea Camilleri. Tra i riferimenti alla cultura siciliana e i passaggi in dialetto, già per un torinese può diventare una lettura che necessita di supporto per essere compresa pienamente. Figuriamoci cosa potrebbe succedere se un romanzo di Camilleri venisse tradotto per il mercato arabo. Una cultura completamente diversa, con frasi, parole, costrutti che nella cultura araba non esistono.

In questi casi estremi, il traduttore letterario può ricorrere a diversi stratagemmi.

Partiamo dal meno indicato, sebbene sia il più facile: eliminare la porzione di testo che non ha una resa uguale nella lingua di destinazione. Questo è da evitare il più possibile, per una questione etica nei confronti del lettore che vuole leggere il romanzo di Camilleri, non un romanzo a metà e incompleto.

Il bravo traduttore deve quindi destreggiarsi tra diverse scelte: può indicare termini più generici e meno tecnici, o spiegare in una frase più lunga ciò che in originale è racchiuso in una parola, o sostituire la parola “intraducibile” con un termine vicino semanticamente e comprensibile nella lingua di destinazione.

Queste sono solo alcune delle sfide che un traduttore letterario trova nella sua carriera, ma proprio per queste difficoltà diventa una delle specializzazioni più soddisfacenti nell’ambito della traduzione.

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