(R.T.). Dal 17 al 21 Ottobre, a Palermo, si è tenuto il Festival delle Letterature Migranti, promosso da Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, dall’Associazione Festival delle Letterature Migranti, insieme al Comune di Palermo, alla Regione Siciliana, l’Università degli Studi di Palermo e numerosi altri enti pubblici e privati. Un programma letterario di quasi 90 incontri si è intrecciato alle sezioni dedicate all’arte contemporanea, al teatro, alla musica e al cinema; 40 libri contenuti in 8 scatole narrative, insieme a tavole rotonde, presentazioni di libri, approfondimenti, workshop, laboratori, mostre, proiezioni, performance.
Aniti ha partecipato proponendo, a sigle riunite con StradeLab, una rosa di 5 eventi inseriti all’interno della sezione Letteratura, per la scatola narrativa Lost&Found in Translation.
L’idea nasce da una riflessione sul linguaggio che l’esperienza migrante porta con sé. Una riflessione che accende i riflettori sul valore della traduzione e della mediazione culturale e sulla loro funzione, che è letteraria ed è etica, fabbricando un ponte di corda tra mondi diversi. Sulla coscienza che tradurre vuol dire perdere e trovare, non coincidere ma avvicinarsi: la distanza che permane non è un’anomalia ma il luogo in cui l’umano si rivela.

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Focus della nostra tavola rotonda è stata la definizione della figura dell’Interprete e Traduttore che, oggi più che mai, a causa dell’emergenza migratoria, diviene elemento imprescindibile per garantire i diritti degli stranieri. Ma compito delle associazioni, delle autorità e dei professionisti stessi è attivarsi per garantire, anche e soprattutto, i diritti dei lavoratori italiani. Per far ciò è necessaria una riconfigurazione di questa figura, cosa di cui la normativa tarda a prendere atto e che deve essere obbligatoriamente fondata su quattro pilastri: denominazione, lingua, formazione e retribuzione.
Grande soddisfazione è venuta dal vedere la sala completamente piena, la presenza dei soci siciliani e l’attenzione di tanti colleghi periti che generalmente restano nell’ombra.
Sabato 20 Ottobre, h19:00, nel Chiostro si è tenuto Manaraga. La montagna dei libri. “Manaraga”, è l’ultimo romanzo distopico di uno dei maggiori autori russi contemporanei ed è stato il pretesto per un reading-conversazione con Vladimir Sorokin e Denise Silvestri, la sua traduttrice italiana. Tra letture in russo e italiano, si è parlato di libri, letteratura e traduzione e del loro posto nel mondo. Ha moderato abilmente Francesco Caruso. Eva Valvo di StradeLab ed io sempre presenti tra il pubblico. Una collaborazione riuscitissima!

Ultimo evento a chiusura di Lost&found in translation è stato, alle 18 il reading con l’autrice Siri Ranva Hjelm Jacobsen e la traduttrice Maria Valeria D’Avino, dal titolo Da un’isola all’altra, la memoria migrante. Ha moderato Eva Valvo.
“Isola” è un romanzo d’ispirazione autobiografica ambientato tra le Isole Faroe e la Danimarca. In un reading che è anche conversazione, tra letture in originale e in traduzione, l’autrice si è confrontata con la sua traduttrice, per parlare di isole, migrazioni, identità e del bisogno di un’Itaca dell’anima.





