Le onomatopee nelle diverse lingue: alcuni esempi

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onomatopee

E’ possibile che i parlanti di lingue diverse “sentano” anche in maniera diversa? A giudicare dalla trascrizione dei suoni onomatopeici sì, eccome!

Le onomatopee sono quelle parole comunemente diffuse soprattutto nel parlato che ricalcano suoni distintivi, come i versi degli animali, i rumori dei mezzi di trasporto, il suono di un’esplosione e così via.

Dal momento che si tratta di “suoni”, dovremmo essere in grado di sentirli ed identificarli tutti allo stesso modo… ma non è affatto così.

Da linguaggio a linguaggio le onomatopee hanno differenze abissali.

Per descrivere il suono della masticazione, ad esempio, noi italiani usiamo lo gnam gnam. Lo stesso concetto è espresso in Francia con om nom nom e in Germania con mampf. Eppure mangiamo tutti allo stesso modo!

Differenze simili si trovano in tutte le diverse onomatopee appartenenti a lingue differenti.

Il verso del gatto, ad esempio, cambia leggermente da lingua a lingua: in italiano è miao, in inglese meow, in francese miaou, in tedesco e in spagnolo miau. In questo caso la resa è molto simile poiché il verso del gatto è molto distintivo e non dà luogo a diverse interpretazioni.

Non succede allo stesso modo per il cane, che dal bau italiano passa al woof inglese, con un suono brusco e cupo, che ricorda più un lupo.

Il gallo, infine, ha quasi una frase intera, più che un’onomatopea, per gli inglesi: cock a doodle doo, con una resa molto più melodica rispetto al verso reale del gallo. Per gli altri paesi europei il gallo va dal chicchirichì al kikeriki tedesco. In tutti questi esempi spicca l’uso della “k” occlusiva, che riprende alla perfezione il tipico verso gutturale del gallo.

Questo uso di porzioni di parole e fonemi simili sta ad indicare che, nonostante i cambiamenti linguistici e il modo in cui “sentiamo” diversamente i suoni a seconda della nostra provenienza, alcuni tra questi suoni sono universalmente condivisi e riconosciuti. L’esempio più lampante è, in tal senso, l’uso delle sibilanti nelle onomatopee che descrivono il verso del serpente. C’è sempre una componente della s o della z sibilante: hiss in inglese, zisch in tedesco.

Tutte le lingue del mondo, in fondo, hanno qualcosa che le accomuna: suoni simili e largamente riconoscibili.

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