Come cambia il modo di salutarsi da paese a paese?

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modi di salutare

Non è solo la lingua o il cibo a cambiare: anche il modo di salutarsi nel mondo subisce sostanziali differenze.

Paese che vai, abitudini che trovi. A ben pensarci, è possibile riscontrare delle differenze già da una punta all’altra dello stivale: mentre in alcune zone della Sicilia le donne si salutano dandosi un singolo bacio sulla guancia e gli uomini due, in Piemonte i baci diventano due in entrambi i casi e così anche in Lombardia.
A proposito di bacio sulla guancia, non tutti lo sanno ma si tratta di un saluto prevalentemente diffuso in Europa. Uscendo dai confini del continente, gli usi cambiano. Per esempio in tutta l’Asia e in parte dell’Africa c’è una regola comune: salutare prima gli anziani.
Cambia, però, il modo: in Giappone è d’uso l’inchino, mentre nelle Filippine viene presa la mano della persona più anziana e la si preme delicatamente sulla propria fronte. In India, invece, ci si abbassa a toccare i piedi dei più vecchi. Infine, in Nigeria ci si inginocchia di fronte a loro. 

Nello Zimbabwe e in Mozambico i saluti cambiano ancora: si opta, invece, per il battito delle mani. Nel primo Paese basta battere la mani una volta e aspettare che la persona che si sta salutando risponda allo stesso modo, mentre nel secondo si battono tre volte, prima di dire “monì” (ovvero “ciao”).

Decisamente insolito (ma più divertente) è il saluto in Tibet: occorre tirare fuori la lingua. Si tratta di un uso che deriva da un’antica superstizione, ovvero che un re crudele del IX fosse in realtà un demone che poteva reincarnarsi. Per scoprirlo bastava guardargli la lingua: se era nera come la pece, andava cacciato a suon di esorcismi.
Fuori dagli schemi ma conosciutissimo, infine, è il saluto degli Inuit, il cosiddetto bacio eschimese: chiamato kunik, questo saluto vuole che si strofini delicatamente la punta del proprio naso contro quella dell’altro. È una forma di affetto, ma anche di profonda fiducia e rispetto.

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